Biografia

Nasce a Genova il 28 giugno 1948.
Dopo la maturità classica si laurea in Medicina e Chirurgia all'Università di Genova il 26 luglio 1973; a Genova si specializza in Chirurgia Generale, a Torino in Chirurgia Toracopolmonare. Assistente in ruolo a 25 anni, dopo vent'anni di carriera al S. Martino di Genova, suddivisa tra Ospedale eGianluigi_Pescio Università e fondamentali stages a Torino, Milano, Parigi, raggiunge il primariato nel 1994: dirige la Divisione di Chirurgia Generale e Toracopolmonare dell'Ospedale di Imperia fino al 2007. Introduce nell'Ospedale di Imperia e nel Ponente ligure la chirurgia toracica oncologica e d'urgenza. Docente dell'Università di Genova dal 1987 .
Ha svolto intensa attività scientifica soprattutto nell'ambito della chirurgia funzionale esofago-gastrica, pancreatica e della sindrome compartimentale addominale acuta, con 140 pubblicazioni , due monografie, capitoli su trattati cartacei e informatici e numerosi films di videochirurgia. Relatore in 95 Congressi in Italia e all'Estero. Premio International College of Surgeons-Sezione Italiana 1986. Ha organizzato e presieduto congressi di rilievo internazionale e nazionale. E' membro della Società Italiana di Chirurgia e dell'Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani.
"..Nel 1968 inizia a dipingere sotto la guida del Maestro GB Graffigna, grande acquerellista, delicato pittore ad olio ; fra il 1973 e il 1974 realizza quadri di grande potenza espressiva che rivelano le sue innate capacità artistiche".
[da Falchi R. e Wadsworth V. "Gianluigi Pescio-L'uomo e l'artista", Amadeo Editore, Imperia, 2002].
Nel 2007 abbandona la chirurgia per dedicarsi totalmente alla pittura e alla famiglia.

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Nel mese di Luglio 2008 ho festeggiato i quarant'anni di pittura; essa mi ha accompagnato durante altrettanti anni di medicina e, soprattutto, di chirurgia. Fin da ragazzo mi posi, quale meta della mia vita, il raggiungimento del primariato di chirurgia con le maggiori competenze culturali e tecniche possibili, sapendo che per un “ non figlio d'arte “ e per giunta orfano, sarebbe stata un'impresa quasi impossibile. Ho raggiunto la méta dopo una vita durissima e dopo la méta la vita non è stata meno dura; ma avevo realizzato il sogno di fare la chirurgia “pesante”, soprattutto oncologica addominale e toracica. Cioè essere un chirurgo completo nel senso inteso dalle nostre grandi Scuole del passato. Ho concluso quel sogno con uno scarabocchio - la mia firma - quando, rassegnate le dimissioni, ho “gettato il camice alle ortiche” per incompatibilità con un sistema gestionale della Sanità ospedaliera non meritocratico, ingrato, eccessivamente inquinato dalla politica e finalizzato a trasformare i clinici in piccoli burocrati e in birilli.
E la pittura? Conforto spirituale sempre e àncora di salvezza dopo quest'ultima svolta, è stata la seconda rotaia del binario della mia esistenza. Al centro del binario ci sono stati sempre gli affetti famigliari, mia madre, mia moglie, le mie figlie ed ora i miei nipotini; non ultimi l'affetto e la riconoscenza per i miei maestri di chirurgia, che mi hanno forgiato per venti anni. La pittura si impose sempre con prepotenza, coincidendo con periodi di relativamente minore attività operatoria, minor stanchezza fisica (pittura ad olio, sempre al cavalletto) o, paradossalmente, di maggior stanchezza (acquerello).
L'apparente mancanza di uniformità, l'incongruenza consistente nell'oscillare tra una figurazione maggiormente orientata verso un paesaggismo di matrice tradizionale e una figurazione volta all'astrazione, fecero sì che , dalla prima mostra del 1973 ad oggi, la mia produzione fosse, e ancor'oggi sia, caratterizzata da due modi di interpretare i soggetti in funzione del vissuto esistenziale , cioè della “deformazione” indotta da psiche-sentimenti-anima in quel momento; in sostanza, dalla profonda insoddisfazione di ciò che dipingevo generata dal costante dubbio che avesse un senso ciò che scaturiva sulla tela.
Il dubbio e l'incertezza che mi hanno accompagnato per quarant'anni dinanzi alla tela bianca generavano ansia, come accade alla maggior parte dei pittori; quella stessa ansia non mi ha abbandonato un solo attimo della mia quotidiana attività clinica e, pur facendomi soffrire, mi ha obbligato a dare il massimo. Perché, parafrasando il poeta e cantautore Roberto Vecchioni, la Chirurgia è un posto strano, dove si vive di un farsi male che è felicità.
E a proposito dell'incongruenza dei soggetti e degli “stili”, mi piace citare Gerhard Richter : "L'incongruenza è semplicemente la conseguenza di un'incertezza inevitabile e necessaria….Dopotutto, non abbiamo giustificazioni obiettive per sentirci sicuri riguardo a qualcosa. La certezza è solo per i matti e per i bugiardi ".

Gianluigi Pescio